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I Temi

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Le donne

Una presenza rassicurante presidia con impercettibile partecipazione, a tutte le ore della nostra vita, gli spazi nei quali lavoriamo, mangiamo, riposiamo, sogniamo, è quella delle donne. Un impegno difficile e necessario che Marc Augè, autore dell’analisi sui “non luoghi”, avrebbe forse chiamato del “non lavoro”.

Perché parlarne?
Perché in un comparto produttivo labour intensive quale è quello dei servizi integrati, nel quale il costo del lavoro incide fino ad oltre l’80% del valore di produzione, il 72 per cento dei lavoratori è rappresentato da donne.

Una percentuale molto alta rispetto ad altri comparti produttivi della quale tuttavia non percepiamo il valore e la dimensione.

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Accoglienza e Appartenenza

Sono le facce di una stessa medaglia. Abbiamo imparato in questi anni quanto il tema dell’accoglienza evochi immagini drammatiche e richiami reazioni e comportamenti scomposti, contraddittori, a volte imbarazzanti.

L’accoglienza, in una cultura civile e moderna, è un obbligo sancito dalla nostra Costituzione, dalla Convenzione di Ginevra del 1951 e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Dobbiamo imparare ad esercitarlo nel modo più corretto riconoscendo a tutti le medesime opportunità. Nei prossimi anni potremmo essere chiamati ad un impegno importante e difficile proprio sui temi dell’accoglienza e dovremo essere preparati per affrontarlo e governarlo con capacità e umanità.

L’appartenenza è un bisogno fondamentale dell’essere umano, viene subito dopo i bisogni fisiologici (cibo, sonno) e il bisogno di sicurezza. È un valore necessario per il benessere dell’individuo.

Il senso di appartenenza si identifica molto spesso con la sensazione di conforto e di piacere del non essere soli e al sollievo nel sapere che anche gli altri vivono situazioni simili alle nostre.

Due aspetti fondamentali nella determinazione del senso di appartenenza sono il coinvolgimento e l’aggregazione. Se non partecipiamo alla vita sociale e non interagiamo con gli altri non possiamo condividere il senso di appartenenza.

Perché parlarne?
Perché, da un lato, la società invecchia progressivamente sedimentando giorno dopo giorno le particelle di un problema che ci porterà inevitabilmente a cambiare alla radice molte delle nostre consuetudini. La straordinaria conquista della longevità che abbiamo realizzato negli ultimi 50 anni ha determinato condizioni di Welfare ai limiti della sostenibilità e sulle quali dovremo applicarci con attente e profonde riflessioni. L’accoglienza, della quale potremo condividere le regole, potrà aiutarci a trasformare in una grande opportunità quello che agli occhi di molti oggi appare solo un gesto di benevolenza.

Perché, dall’altro lato, se non creeremo connessioni e relazioni non riusciremo mai a sentirci parte di un gruppo. La partecipazione attiva è l’ingrediente fondamentale per aumentare l’esperienza di appartenenza.

Un aspetto interessante emerso da alcune ricerche è che più le persone sentono di appartenere ad un paese/ad un gruppo sociale, più hanno la sensazione che la vita sia significativa

Per incrementare il senso di appartenenza è necessario esercitarsi nelle cosiddette “attività significative”, che sono importanti per la persona, che ci piacciono, che ci danno soddisfazione, che ci regalano senso di realizzazione.

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Felicità

Nella Dichiarazione di Indipendenza Americana il perseguimento della felicità è considerato uno dei diritti fondamentali della propria esistenza esattamente, come quello alla vita e alla libertà.

Ma che cos’è la felicità? e quali sono le variabili che ne governano la sua realizzazione?

Sono tanti i fattori che determinano l’affermazione della felicità: si tratta di ragioni legate a variabili genetiche o sociodemografiche, economiche o culturali, religiose o politiche o anche più semplicemente a ragioni legate al contesto sociale e professionale con il quale ci confrontiamo quotidianamente.

Perché parlarne?
Perché se lanciassimo una ricerca nella rete su: che cos’è la felicità? troveremmo oltre 11 milioni di risultati nella nostra lingua e se riprovassimo con la parola “happiness“ ne troveremmo oltre 70 milioni.

La felicità rappresenta insomma, senza alcun dubbio, una delle attenzioni più importanti della nostra vita.

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Strategie Distributive e Nuovi Modelli di Leadership

Molti la chiamano “disruption”. È cioè quella condizione di rottura, di discontinuità con il passato più recente che crea smarrimento inquietudine. Quella condizione che Zygmunt Baumann descrive come “società liquida”. Significa che siamo entrati in una fase magmatica, inafferrabile nei suoi rapporti, postmoderna, in cui tutto scivola e il fluire divora ogni persistenza, ogni permanenza, ogni rigidità. Diluvio universale, anzi globale. I rapporti umani e i legami sociali si fanno liquidi e mutevoli, le convinzioni e le identità si fanno labili e fluenti, e via dicendo; le frontiere, i confini spariscono sommersi dalle onde liquide.

Perché parlarne?
Perché in questo “caos” nel quale siamo stati trascinati siamo chiamati a pensare, a lavorare, a programmare a produrre servizi e ricchezza. Cercheremo di capire, a cominciare dai nuovi modelli di business in che modo potremo e dovremo ripensare le regole e gli strumenti per governare il nostro lavoro.

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Progettare per il pulito nei luoghi dell’accoglienza: Ospedali, Alberghi, Ristoranti, Scuole

“Una carta del mondo che non contenga il Paese dell’Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo” diceva Oscar Wilde. “Il progresso altro non è che il farsi storia delle utopie”.

Per il 99 per cento della storia del pianeta, la quasi totalità della popolazione è stata povera, malata, affamata, stupida.

Il vero progresso comincia con la consapevolezza di cosa significhi vivere degnamente.

Il tema dell’ospitalità rappresenta un’occasione di ricerca e di conoscenza molto larga rappresentata da innumerevoli variabili.

Perché parlarne?
Perché tra i valori primari del senso di ospitalità, che si tratti di un ospedale o di un albergo, di una mensa scolastica o di una carrozza ferroviaria, è evidente il richiamo al tema della pulizia, dal produrla al conservarla. Una analisi che induce a molte riflessioni e che affronta aspetti e modalità molto variegate.

Lo sporco è spesso la conseguenza di un errore di progettazione derivante dalla sintesi su consuetudini sbagliate, da un utilizzo improprio dei, da modalità di esercizio errate, da interventi sbagliati o inefficaci. Entreremo con questo panel nel merito di molte situazioni sensibili per misurane la gravità, stimarne le conseguenze, comprenderne le cause e progettarne le soluzioni.